venerdì 18 settembre 2020

Agata e la pianta di cachi, il racconto di una mamma

Agata è nata sotto un pianta di cachi e le prime mani che l’hanno accolta in questo mondo sono state quelle della mia amatissima doula. Mio marito stava guidando la macchina per portarci all’ospedale in quel nebbiosissimo lunedì mattina: era una notte di luna piena, la “decima luna”, per esattezza, dal concepimento della piccola..Era quasi l’alba e le ore precedenti le avevamo trascorse in casa: per tutto il giorno avevo sentito deboli contrazioni che la doccia serale aveva leggermente intensificato. A cena erano venuti i miei genitori e anche mia nonna ma, per non allarmarli, non dissi loro nulla. Mio marito invece sapeva che poteva essere arrivato il momento che stavamo aspettando da tanti mesi. Verso le 22.30, come al solito, ho accompagnato a lettomio figlio e non appena ho capito che si era abbandonato al sonno, mi sono alzata per gestire quei “doloretti” che sentivo intensificarsi. Alle 24 mi sono sentita particolarmente assonnata e ho pensato di provare a dormire un po’: 12 minuti dopo una contrazione molto più forte delle precedenti mi ha svegliato facendomi capire che sarebbe stata la notte giusta… ho gestito benissimo le contrazioni, dondolando e respirando, per le due ore successive quando ho deciso di svegliare mio marito. Insieme abbiamo telefonato a Francesca la quale, dopo neppure uno squillo, aveva già risposto dicendomi che sentiva che sarebbe stata la “notte giusta” per Agata e si era svegliata da pochi minuti proprio per controllare se sul cellulare le avessi mandato qualche messaggio. Abbiamo concordato che sarebbe partita immediatamente e che noi l’avremmo aspetta a casa facendo, nel frattempo, un bel bagno caldo. Diversamente dal travaglio vissuto col mio primogenito, trascorso completamente in ospedale già da molte ore prima dell’avvio vero e proprio, volevo vivere questo secondo travaglio nell’intimità della mia casa per il maggior tempo possibile: mio marito mi ha preparato la vasca, abbiamo acceso qualche candela e un diffusore di olio essenziale di lavanda… poi mi sono immersa completamente nella danza delle mie contrazioni: questa volta le avrei cavalcate e assecondate mettendo da parte gli orologi, le applicazioni sul cellulare create per monitorare la loro durata e tutto ciò che non appartiene alla potentissima magia di un travaglio vissuto ascoltando sé stessi e il proprio bambino. All’arrivo di Francesca, dopo un’oretta di danze, siamo partiti per andare all’ospedale ma la piccola Agata era già pronta ad affacciarsi alla vita. E così è venuta alla luce, in auto, accolta dalle mani di una doula speciale, la mia. Grazie dal profondo del cuore, Francesca. Avere una doula al proprio fianco, già dall’inizio della gravidanza, significa darsi la possibilità di imparare ad ascoltare sé stessi e il bambino che si porta in grembo: la possibilità, che auguro ad ogni madre, di crescere in consapevolezza riscoprendo il proprio potere.

                                                                                                                                    




Grazie a te cara mamma per questa emozionante condivisione, ricordo con grande gioia il vostro accompagnamento. E' proprio il caso di dire, quando una doula fa la differenza!

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